Conosco molto bene la periferia est di Napoli.
Ponticelli è nelle posizioni di vetta nella maledetta classifica 3D: disoccupazione, disagio, degrado. Anzi, classifica HD, essendo ad alta densità di micro- e macro- delinquenza.
Passavo in auto e, inaspettata, mi sorprende la veste nuova con cui si presenta una delle costruzioni in zona, attentato alla vita sociale e alla crescita civile: rozzi parallelepipedi e cubi di cemento misto a gesso, contenitori indecenti di migliaia e migliaia di ghettizzati “popolari”.
Il maxigraffito riproduce un pulcinella sopraffatto insieme al suo cavalluccio di legno dalla mole plastica di un joystick per playstation.
Mi ha colpito quell’arte nella sua dimensione, nell’intelligenza del messaggio. In quel luogo.
A pochi metri da qui, è stato inaugurato di recente il non funzionante mega-Ospedale del Mare, costruito in piena zona rossa Vesuvio. Stampa, cardinali, taglio politico del nastro tricolore e applausi della claque per l’evento che ha preceduto le recenti, tristi elezioni regionali.
Del graffito, un rinfrescante urlo di riscossa, non sapevo nulla. Per fortuna, è ampiamente godibile da un’arteria stradale di passaggio.
Ricerco su google e scopro che il Sindaco De Magistris ha inaugurato quest’iniziativa di street art il 27 Luglio scorso. I graffiti sono tre: tutti da non perdere. In ordine di tempo di realizzazione:
Il primo, stupendo, “Ael. Tutt’egual song e criature” dell’artista Jorit AGOch raffigura il volto di una bimba rom con libri e matita.
Il secondo, quello che ha causato il mio felice interesse per la cosa, è “A pazziella ‘n man ‘e criature” di Zed1.
Il terzo, maestoso per altezza e ampiezza, “Chi è vuluto bene, nun s’o scorda” opera di Giulio Rosk Gebbia e Mirko Loste Cavallotto.
Integrazione, opportunità, umanità, semplicità, valori, sentimento. Cultura.
Parco Merola non è “easy” da approcciare. E’ territorio di frontiera.
Entrandovi, oggi, sentivo decine di sguardi addosso. Ho avvertito il loro sforzo all’apertura. Che c’è stata. E composta.
Delle bimbe, giustamente protagoniste, passeggiando ripetutamente attorno alla mia posizione mentre provavo a riprendere i graffiti, sussurravano ad alta voce in lingua napoletana “eccert, eh sì ch’è n’artist…” segnalandomi la bellezza dipinta, messa a disposizione dal loro parco.
Ho amato pensare che fossero loro quelle manate di vernice fresca, ai piedi di Pulcinella.