Gordiani

Più volte percorrere
la routine dei metri
che separano Prenestina e Casilina.
Avanti, dietro. Ancora e ancora.
Più volte.
È soltanto il pretesto
per indurire la memoria
e contrastare
il tentato occultamento
della borgata che fu.
Forse un racconto di Pasolini, sognato.
Quasi un messaggio
nella bottiglia
sdraiata su un tombino.
Illuminata dai neon di un cantiere indolente,
opposti alle lampade penzolanti
di un campo di concentramento.
Frammenti di vetro
nel canto di Ian Curtis
e negli occhi indotti
a inquadrare confini,
palizzate e campi di calcio.
I giganti di cemento
non umiliano ancora
resti di fabbriche abbandonate
e scorci di campagna.
L’ossigeno che dà fiato
alla corsa di un ragazzo italiano
e una ragazza cinese
resta sempre lo stesso.
Gordiani.2